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CHI E' L'AKITA AMERICANO

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CENNI STORICI

Nel ventesimo secolo la fama della razza crebbe grazie alla storia dell’akita Hachi, affettuosamente soprannominato Hachiko, nato nel 1923 ed appartenuto al professor Hidesaburo Ueno. Hachi era solito accompagnare ogni giorno il professore alla stazione ferroviaria di Shibuya a Tokyo, quand’egli partiva per andare al lavoro, per poi tornare ad aspettarlo al suo ritorno. Il 25 maggio 1925, quando Hachiko aveva 18 mesi, il professore fu colpito da un ictus mentre era all’università e morì. Hachiko continuò a recarsi ogni giorno alla stazione, non si rassegnò mai ed aspettò l’arrivo del suo padrone fino alla morte, che avvenne nove anni dopo, nel 1934 a Shibuya venne subito posta una statua di bronzo in onore di Hachiko e della sua fedeltà.

Nel 1931 l’akita fu ufficialmente dichiarato monumento naturale del Giappone e nella città di Odate, nella prefettura di Akita, venne organizzato il Nihon Ken Hozonkai, per preservare la razza come tesoro nazionale. Nel 1935 anche ad Odate venne installata una scultura raffigurante una famiglia di akita e nel 1967, per commemorare il cinquantesimo anniversario della Società per la preservazione del cane di akita, venne fondato un museo dedicato alla razza.

Nel 1937 la scrittrice statunitense Helen Keller visitò la Prefettura di Akita e dopo essersi informata sulla storia di Hachiko, espresse il desiderio di avere un cane della stessa razza, il primo, Kamikaze-go, che ottenne in dono dalla popolazione locale, morì dopo poco tempo di cimurro, nel 1939 il Governo giapponese provvide a regalarle un secondo Akita, Kenzan-go, fratello di Kamikaze-go, questi furono i primi esemplari di Akita ad essere stati introdotti negli Stati Uniti e furono importantissimi per la notorietà e la diffusione della razza in occidente. La scrittrice così ricorda Kamikaze-go sull'Akita Journal: Se mai è esistito un angelo con la pelliccia, quello era Kamikaze. So che non otterrò mai più la stessa tenerezza da un altro animale. I cani akita hanno tutte le qualità che mi attirano - gentilezza, socievolezza e lealtà.

Alla fine della seconda guerra mondiale, alcuni soldati americani si innamorarono di questi cani e li portarono in patria. Nella prima metà del '900 la morfologia degli akita inu in Giappone corrispondeva all'odierno akita americano, ma mentre in patria ed in seguito anche nelle altre nazioni, si è poi cercato di ritornare a quello che si crede sia il tipo originario, nei paesi anglosassoni si è invece continuato ad allevare il cosiddetto tipo americano.

Nel 2001 la Federazione Cinologica Internazionale, ha riconosciuto la razza come separata dall’akita inu, inizialmente, con la denominazione di Grande cane giapponese, è stata inserita nel secondo gruppo, quello dei molossoidi, nel 2005 è poi stata rinominata Akita americano e spostata nel quinto gruppo, dei cani di tipo spitz. Mentre l’American Kennel Club continua a considerare l’akita un’unica razza

 

MORFOLOGIA

Cane di taglia grande, costituzione solida, ben equilibrato, con molta sostanza ed ossatura pesante. La testa è massiccia, ampia e triangolare, gli occhi piccoli, triangolari e marroni, il muso è largo, profondo, con tartufo largo e nero, le mascelle sono potenti con dentatura a forbice, le orecchie sono piccole, erette e portate in avanti quasi in linea col dorso del collo, il quale è spesso e muscoloso, così come il dorso e gli arti, il petto è ampio e profondo. Il pelo è doppio, con sottopelo spesso e soffice e pelo esterno dritto e rigido, lungo sulla schiena circa 5 centimetri, una misura leggermente maggiore rispetto al resto del corpo, eccetto la coda, che viene tipicamente portata alta, arrotolata sul dorso o sui fianchi. È ammesso qualsiasi colore come il rosso, il fulvo, il bianco, il sesamo, il marrone, anche macchiato o striato, tipica di molti soggetti la maschera nera, non ammessa invece nell'Akita Inu. I maschi sono alti 66-71 cm e le femmine 61-66 cm; il peso si aggira intorno ai 50 chilogrammi. Il dimorfismo sessuale è molto marcato.

 

CARATTERE

Estremamente intelligente, amichevole, attento, pronto, dignitoso, docile e coraggioso, molto attaccato ai componenti della propria famiglia, ma diffidente verso gli estranei, non abbaia quasi mai. Spesso non è tollerante nei confronti degli altri cani dello stesso sesso.

 

VIVERE CON UN AKITA AMERICANO

- È permaloso. Permaloso da morire. Ma non per finta come gli altri cani, quelli che ti guardano offesi per ben 15 secondi e dopo un biscotto si sono già dimenticati tutto. No, l’Akita Americano segna tutto, ricorda tutto e, soprattutto, non sa dissimulare.
- Schifa tutto ciò che è sdolcinato. In realtà, l’Akita Americano schifa veramente tante cose, animate o inanimate che siano. Tra queste, comunque, ci sono anche tutte quelle attenzioni che, al contrario, appagano molto gli umani. Potete pure provarci, eh, con le vocine sceme, le coccoline, gli “amoremiobellodimamma”… ma tutto quello che otterrete sarà uno sguardo veramente umiliante da “guarda quel poveretto di un umano quanto è scemo”. 
- Sarebbe un cane notevolmente collaborativo. Il condizionale non è affatto casuale. Può esserlo veramente molto e dare numerose soddisfazioni. Ma te lo devi meritare veramente. Non si abbasserà mai a collaborare con una persona che non reputi degna del suo rispetto. È IMPOSSIBILE costringere un Akita Americano a collaborare con noi con la forza, le punizioni, la coercizione. Non lo farà, punto.
- Non ama gli estranei. Soprattutto quelli che provano ad approcciarsi in maniera zuccherosa. Al “ma che carinooooo” lanciato per strada, risponderà con uno sguardo raggelante: “Non vorrai mica osare interagire con me? Chi sei per meritartelo?”, e si sposterà sdegnato. Il che lo bollerà immediatamente in quartiere come cane antipatico e forse pericoloso (questo a priori, giusto perché è grosso) e ci impedirà di utilizzarlo come cane per rimorchiare. Questo cinismo nei confronti degli esseri umani, però, si annulla totalmente se il nostro Akita Americano pensa che proprio quell’umano lì possa essere utile a qualcosa. In questo caso, infatti, può trasformarsi nel peggior leccapiedi mai visto e perfino arrivare a sedersi e dare la zampa per ottenere l’oggetto del suo desiderio  (l’intero panino al prosciutto che l’ingenuo umano tiene in mano).
- Quando fa caldo, è come non averlo. Se ai primi caldi primaverili tu, ignaro umano, pensi “che bello, comincia il caldo, non vedo l’ora di prendere ferie in estate per fare luuuuunghe passeggiate col cane, uscire spesso, giocare e divertirmi con lui”… beh, rimarrai profondamente deluso. D’estate fa caldo. E caldo, per un Akita Americano, significa passare dalle 22 alle 23 ore al giorno a dormire spalmato sul pavimento nel punto più fresco della casa. Le ore rimanenti sono strettamente dedicate ai bisogni fisiologici di base, senza eccezione alcuna.
- È un eccellente osservatore. L’Akita Americano ti osserva, a lungo, attentamente. Anzi, proprio ti studia. Ti guarda mentre lavori, prepari la cena, incontri persone, fai i fatti tuoi. In poco tempo sa tutto di te: impara tutte le tue abitudini, i tuoi punti di forza, i cambi di umore, le tue debolezze. Sa sempre se stai andando verso il mobile dei biscotti con l’intenzione di dargliene uno o meno, se ti stai vestendo per uscire da solo o con lui, se quel mezzo tono cambiato nella voce significa “pianto imminente” o “arrabbiatura in arrivo”. Pensi di essere in contatto telepatico con lui, visto quanto è bravo ad anticipare qualsiasi tua mossa. In realtà, studiare l’umano è il primo passo necessario per poterlo manipolare a proprio piacimento.
- Ha un ricco vocabolario. Un cane normale abbaia, a volte piange, raramente ulula. L’Akita Americano invece PARLA. E fa anche discorsi lunghi e complessi. A volte tiri fuori il suo pedigree e lo rileggi tutto per capire se, tra gli antenati, ci sia per caso qualche ibrido scimmia-mucca, perché non ti capaciti proprio di come un cane possa produrre certi suoni.
- Sono temerari ed impavidi, a modo loro. Sono cani veramente coraggiosi. Se potessero fare quello per cui sono stati selezionati in passato, andrebbero a sfidare un orso senza preoccupazione alcuna. Tranne poi saltarti letteralmente in braccio se vedono una busta svolazzare per terra e se cadono due gocce dal cielo "no grazie, esci pure da solo uomo, la pipì la farò quando fa bel tempo!"

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